• A cura di Rossella Farinotti

    28.10.2022

    23.12.2022

Fondazione ICA Milano presenta, da venerdì 28 ottobre  a venerdì 23 dicembre 2022, la mostra collettiva How far should we go? a cura di Rossella Farinotti.

Protagonista dell’esposizione è il paesaggio, approfondito ed esplorato da diversi punti di vista attraverso le opere di otto artisti italiani, differenti per generazione e codice linguistico: Linda Carrara, Lucia Cristiani, Cleo Fariselli, Ettore Favini, Irene Fenara, Silvia Mariotti, Giovanni Oberti e Alice Ronchi.

Il titolo della mostra trae origine dall’opera del 2019 Wherever Yugo, I go di Lucia Cristiani, che vedeva la frase “How far should I go to make something of myself?” [fino a che punto dovrei spingermi per fare qualcosa di me stesso?] incisa con l’acido sul parabrezza di una Yugo, una piccola e iconica automobile molto popolare nella ex Jugoslavia. Il quesito, pur nella sua apparente semplicità, innesca una riflessione incentrata sullo stato d’animo che frequentemente pervade chi intraprende un percorso con una determinata sensibilità,  aprendo la strada a un’esplorazione collettiva focalizzata sul tema della formalizzazione del paesaggio nelle sue molteplici interpretazioni. Dagli scenari immaginari che popolano i nostri sogni a quelli reali catturati dalla macchina fotografica, How far should we go? pone in dialogo un ecosistema di opere e installazioni differenti tra loro, che trovano un proprio punto di contatto nel tentativo di evadere un sistema sempre più complesso e senza regole.


L’esposizione è accompagnata da un booklet con testi di Rossella Farinotti, Matilde Galletti e Annika Pettini e arricchita da un calendario di incontri, co-curati da Matilde Galletti, volti ad approfondire le tematiche evidenziate in mostra. Tra gli ospiti interverranno intellettuali e scrittori come l’antropologo Iain Chambers e la scrittrice Suad Amiry.


10.11.2022
6 pm 
Performance: POSSEDUTE (Carolina Cappelli e Roberto Fassone, con la partecipazione di Giacomo Raffaelli), 35'
Fondazione ICA Milano, Via Orobia 26
Ingresso libero



25.11.2022
6 pm
Fondazione ICA Milano presenta l'architetto, scrittrice e ricercatrice Suad Amiry e l'antropologo, professore e ricercatore Iain Chambers in conversazione con la curatrice Matilde Galletti. Il talk, moderato dal ricercatore/traduttore dal curdo e dal turco Francesco Marilungo, sarà incentrato sul tema urgente dei flussi migratori nel Mediterraneo e sarà seguito dall'intervento degli artisti Lucia Cristiani, Ettore Favini e Irene Fenara. Prima del talk, alle 17.00, verrà installata l'opera "Grotta/mano", una scultura di Marta Pierobon posta in dialogo con la mostra. Sarà presente l'artista.



17.12.2022
18 pm
Fondazione ICA Milano presenta un talk con l'artista Thomas Berra e Simona Squadrito a partire dall'Elogio dei Vagabondi di Gilles Clement. Seguirà l'intervento degli artisti Linda Carrara, Silvia Mariotti e Giovanni Oberti. 
Prima del talk, alle 17.00, un intervento di noi x sempre (Federico Cantale, Jimmy Milani, Giacomo Montanelli) sarà esposto all'interno dell'architettura della mostra. Gli artisti saranno presenti. Alle 19 si terrà un evento di chiusura con Top 100 di Davide Bertocchi.

Ingresso libero

 

*
 

ARTISTE/I

 

Linda Carrara (Bergamo, 1984) . Vive e lavora tra Milano e Bruxelles. Ha dedicato per anni il suo lavoro alla natura morta e alla ricerca materica e tecnica che ne deriva sfociando più recentemente nell'indagine paesaggistica elevando la pittura stessa a soggetto della pratica pittorica. Carrara ha trovato nella tecnica del frottage un modo per conservare la traccia dei suoi luoghi e prendere l'impronta degli oggetti senza darne alcuna rappresentazione diretta. Nel 2013 è finalista al Premio Cairo, nel 2014 vince il Premio Terna - Pittura. Nel 2016 presenta la prima personale da Boccanera Gallery Il pretesto di Lotto a cura di Daniele Capra, nel 2017 la personale Looking for the right place at the right moment con scritti di Claudio Salvi, negli spazi Blanco a Gand, in Belgio. Del 2018 la mostra A/R all’Istituto Italiano di Cultura a Bruxelles. Nel 2019 inaugura "Madonna delle Rocce" alla Galleria Iragui di Mosca e nello stesso anno apre la sua personale "Chôra" da Boccanera Gallery a cura di Giuseppe Frangi. Recenti la sua personale a The Open Box Milano e l'invito a Premio Cairo 2021-2022.

Lucia Cristiani (Milano, 1991). Vive e lavora tra Milano e Sarajevo. La sua ricerca artistica nasce dal rapporto con il paesaggio come materia d’indagine, come punto di osservazione della realtà per entrarci in contatto. Fra le mostre personali si segnalano: Temporary North Star, a cura di Gabriele Tosi e Fabio Farnè, Localedue, Bologna (2020); How far should I go to explode?, House of Displacement, a cura di CampoBase, promosso da Fondazione Sandretto Re Rebaudengo (2019); Hyper-faded Ordinary Life, a cura di Carlo Sala presso Tra, Treviso Ricerca Arte, Ca’ dei Ricchi, Treviso (2018); The Grace of Maybe, a cura di UNA galleria, GAM, Galleria Arte Moderna Achille Forti, Verona (2018); This will fix you, a cura di Gloria Paolin, presso t-space, Milano (2016); Rosa decisivo presso Placentia Arte, Picenza (2015). Cristiani ha inoltre esposto il suo lavoro in diverse mostre collettive fra cui: Porta Portese a cura di Gaia Bobò presso Spazio Mensa, Roma (2021), Macina a cura di TreTre presso Viafarini.Work,Milano (2021); Pelle d’oca presso The Address Gallery, Brescia (2021); L’amor che move il sole e l’altre stelle, a cura di Massimiliano Finazzer Flory, Citylife, Milano (2021); L’aureola delle cose, sentire l’habitat, a cura di Guido Molinari, Pinacoteca Nazionale di Bologna (2020); Total Recall, a cura di Rossella Farinotti presso Galleria Bianconi, Milano (2020); To Make Something of Myself, DAS, a cura di Rossella Farinotti, Milano (2019);  Immersione Libera a cura di Giovanni Paolin in collaborazione con Galleria Continua e con Bagni Misteriosi di Milano (2019); International Pilot Film Festival #1° cura di Matthieu Reijnoudt e Koen Kievits, Arnhem (2018); VideoSalon presso Duplex 100 m2 Gallery, a cura di Pierre Courtin, Sarajevo (2016). Fra i workshop si segnala: ArteVisione, a cura di Careof e Sky Arte, visiting Professor Omer Fast, Milano (2017).

Cleo Fariselli (Cesenatico, 1982). Vive e lavora a Torino. Artista e performer, la ricerca di Cleo Fariselli evoca il regno sospeso del liminale e le sue potenzialità immaginifiche, destabilizzanti e trasformative. Tra le sue tematiche ricorrenti troviamo il guardare e l’essere visti, il corpo come paesaggio e strumento, il femminile e l’acqua, il rapporto tra attualità e inconscio. Il suo lavoro è stato esposto in importanti istituzioni pubbliche e private in Italia e all’estero tra le quali CAC - Contemporary Art Center, (Cincinnati, USA, 2022); Fondazione Sandretto Re Rebaudengo (2022); GNAM - Galleria Nazionale dArte Moderna (Roma, 2021); Palazzo Fortuny (Venezia, 2017 e 2018); Centro Pecci (Prato, 2017); EACC (Castellò, Spagna, 2013); Palazzo Reale (Milano, 2008 e 2011). Nel 2021-2022 si aggiudica il bando di produzione Italian Council.

Ettore Favini (Cremona, 1974). Vive e lavora a Cremona. Docente di Arti Visive presso la Nuova Accademia Belle Arti NABA di Milano e di Pittura all’Accademia di Belle Arti G. Carrara di Bergamo, Ettore Favini ha incentrato la sua ricerca e il suo lavoro intorno alla relazione tra l’opera, l’ambiente nel quale si inserisce e le persone. Le memorie, individuali e collettive, sono spesso al centro di un percorso che muove da ispirazioni autobiografiche per elaborare temi universali quali il tempo e l’esistenza. Favini affronta il concetto di identità, cercando nuove dimensioni. Le sue opere sono la sintesi aperta di una moltitudine, il luogo d’incontro di una pluralità di esperienze che sfuggono ai concetti troppo rigidi di unità e totalità. L’artista ha vinto riconoscimenti e premi sia nazionali che internazionali e le sue opere sono state esposte in importanti istituzioni italiane e internazionali: Museo del Novecento, Milano; PAC, Milano; Galleria dArte Moderna, Milano; Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino; Villa Croce, Genova; Villa Medici, Roma; American Academy, Roma; MAN, Nuoro; Italian Academy, New York; IIC, Tirana; SongEun Art Space, Seoul; Autostrada Biennale, Prizren, Domaine de Chamarande, Paris.

Irene Fenara (Bologna, 1990). Vive e lavora tra Milano e Bologna. Il lavoro di Irene Fenara indaga il gesto che sta dietro ad ogni operazione fotografica: guardare, in particolare, osserva, studia e interpreta il modo in cui le macchine guardano, sono infatti centinaia di sguardi meccanici davanti ai quali passiamo ogni giorno. Irene Fenara si focalizza in particolare sulle telecamere di sorveglianza, dispositivi introdotti e diffusi per ragioni di controllo e sicurezza, o meglio per proteggerci dagli altri, che però innescano anche una serie di insicurezze. Le fotografie della serie Supervision, sono parte di un progetto ongoing dal 2018, hackerando telecamere di privati, e avventurandosi in una zona non ancora regolamentata con grossi vuoti normativi, Irene si appropria di queste immagini ribaltando il rapporto tra osservato e osservatore. Il suo lavoro è stato esposto in istituzioni pubbliche e private come Fondazione Prada Osservatorio (Milano 2016), Fondazione Fotografia (Modena 2017), MAMbo (Bologna 2018), Palazzo delle Esposizioni (Roma 2018), Kunst Merano Arte (Merano 2019), MAXXI (Roma 2021), Triennale (Milano 2021) e MACRO (Roma 2021).

Silvia Mariotti  (Fano, 1980). Vive e lavora a Milano. Si diploma in pittura all’Accademia di Belle Arti di Urbino. La sua ricerca si sviluppa attraverso la stratificazione di elementi tratti dalla storia e dalla letteratura e di simboli culturali e sociali che evocano un senso di irrealtà, in bilico tra mistero e marginalità. Attraverso la fotografia e l’installazione, restituisce all’immagine le suggestioni e le esperienze vissute, raccontando di mondi ambivalenti, prevalentemente notturni, che generano una sorta di sospensione temporale e allo stesso tempo aprono a nuove interpretazioni. Nel 2013 vince il primo premio, per la sezione fotografia, del Premio Celeste. Nel 2016 arriva finalista alla IX edizione del Talent prize di Roma, nello stesso anno svolge il programma di residenza artistica FAAP a San Paolo in Brasile. Nel 2019 è finalista al premio Rotary Club di Asolo e nello stesso anno vince il premio Level 0 con la GNAM di Roma all’interno di Art Verona, mentre  nel 2020 pubblica il suo libro d’artista De uma estrala à outra edito da Boîte Edition. Espone in diverse gallerie e spazi pubblici in Italia e all’estero, tra cui il Museo d’arte Contemporanea di Lissone, il Museo civico di Recanati, Villa Manin di  Passariano, la galleria civica di Pirano (SLO), Il Palazzo Lutetia - FAAP a San Paolo (BR), il Palazzo Ducale di Urbino e il Centro per le Arti Grafiche di Lubiana, il MACTE di Termoli.

Giovanni Oberti. (Bergamo, 1982). Vive e lavora a Milano. Ha studiato presso l’Accademia di Belle Arti Giacomo Carrara a Bergamo, dove si è diplomato nel 2006. Ha tenuto diverse mostre personale in Italia e all’estero, tra cui: I muri sentono l’amore e la rabbia, ma anche la solitudine e la malattia. Non sanno cos’è la musica, la ripetono, a cura di Matilde Galletti, Palazzo Brancadoro, Fermo, 2020; Laghi di aceto, TILE project space, Milano, 2016; Onorarono, Munich Kunstverein, a cura di Chris Fitzpatrick, Monaco di Baviera, 2015; I fiori in tasca, Galleria Enrico Fornello, Milano, 2012; 8, con Elio Grazioli a cura di Chiara Agnello, Careof, Milano, 2010; Placentarium, a cura di Marinella Paderna, Galleria Placentia Arte, Piacenza, 2009. Tra le mostre collettive: Panorama, Fondazione del Monte, a cura di Claudio Russo, Bologna, 2019; Dalla luna ai piedi, con Andrea Zucchini, Current, Milano, 2018; Toute premiére fois, 22 Visconti, a cura di Francesca Napoli e Armelle Leturcq, Parigi, 2016; The excluded third, included, a cura di Postborther, Emanuel Layr Gallery, Vienna, 2014; Veerle, a cura di Chris Fitzpatrick, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino, 2013; SC13, a cura di Chris Fitzpatrick, San Francisco, 2010; Il raccolto d’autunno è stato abbondante, a cura di Chiara Agnello e Milovan Farronato, Careof e via Farini, Milano, 2009.

Alice Ronchi. (Milano, 1989). Vive e lavora a Milano. Si è laureata nel 2012 alla Nuova Accademia di belle arti di Milano e nel 2015 al Sandberg Insituut di Amsterdam. Ha esposto in mostre collettive alla Triennale di Milano, a Palazzo Reale, al MAMbo di Bologna e al MAXXI di Roma. Tra le personali Colazione sull’erba (2014) e Majestic Solitude (2018) nella galleria Francesca Minini, A Dinosaur Can Be Vain (2015) nella galleria Fons Welters dI Amstedam e diverse altre inclusi spazi di progetto e opere permanenti in luoghi pubblici. Dal 2020 insegna alla Nuova Accademia di Belle Arti (NABA) a Milano e collabora spesso con istituzioni e scuole per il quale sviluppa workshop per bambini. Nei suoi lavori oggetti d’uso quotidiano incontrano il mondo dell’invenzione e della fantasia. La ricerca della “meraviglia” è un tema costante nella sua ricerca, popolata di figure familiari e allo stesso tempo enigmatiche, prodotto di una propria rielaborazione astratta. A metà strada tra il ludico e il minimale, il suo lavoro è una sintesi tra il rigore della forma e la semplicità d’espressione. Con l’uso di differenti media, che variano dalla scultura alla fotografia, e dalla performance al video, Alice interroga la realtà attraverso uno sguardo attento e curioso, restituendoci una sua magica visione.

 

LA CURATRICE

Rossella Farinotti. Rossella Farinotti è critica d’arte contemporanea, curatrice e giornalista. Dal 2020 è docente presso l’Università Cattolica e NABA di Milano. Collabora con testate come “Flash Art Italia”,  “Mymovies”, “Exibart”, “Zero”. Dal 2016 è direttore esecutivo presso l’Archivio Gio’ Pomodoro. Dal 2018 è curatore della collezione “The Magic Kingdom” per il brand Sergio Rossi e collabora con Cittadella degli Archivi di Milano per progetti site-specific come l’opera pubblica “La città che sale” dei Vedovamazzei. Dal 2009 al 2011 è stata assistente dell’Assessore alla Cultura di Milano. Negli ultimi anni ha curato mostre di artisti della sua generazione; lavorato per istituzioni private e pubbliche e tenuto workshop e talk su tematiche di relazione tra arte e impresa, arte pubblica e laboratori di scrittura critica. Ha una laurea in Scienze dei Beni Culturali presso l’Università Statale di Milano (2006) e il diploma di specializzazione in Comunicazione e Organizzazione dell’Arte contemporanea presso l’Accademia di Brera (2008). Dal 2014 ha vissuto e lavorato tra Milano e Chicago.


 

How Far Should We Go?

Irene Fenara, Supervision, cm 120x90, 2022, stampa inkjet, courtesy l'artista e ZERO...

"How far should we go?", installation view, Fondazione ICA Milano, Milan, 2022. Ph. credits: Cosimo Filippini

"How far should we go?", installation view, Fondazione ICA Milano, Milan, 2022. Ph. credits: Cosimo Filippini

"How far should we go?", installation view, Fondazione ICA Milano, Milan, 2022. Ph. credits: Cosimo Filippini

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"How far should we go?", installation view, Fondazione ICA Milano, Milan, 2022. Ph. credits: Cosimo Filippini

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