• A cura di Chiara Nuzzi e Alberto Salvadori

    Opening 26.10.2026

    29.10.2026

    19.12.2026

Da lunedì 26 ottobre a sabato 19 dicembre 2026, Fondazione ICA Milano presenta WHEN THERE IS NO MORE MUSIC TO WRITE, prima mostra personale dedicata al lavoro di Éric Baudelaire in un’istituzione italiana, a cura di Chiara Nuzzi e Alberto Salvadori.

 

Il progetto nasce dall’incontro tra la ricerca cinematografica dell’artista francese e il percorso artistico e personale del compositore statunitense Alvin Curran (1938), figura centrale della sperimentazione musicale internazionale e protagonista di una stagione culturale che ha trovato a Roma, negli anni Sessanta e Settanta, uno dei suoi contesti più fertili. Lontana dalla forma del ritratto biografico e della ricostruzione storica, la mostra definisce uno spazio di relazione tra immagini, suoni e documenti, interrogando il modo in cui le pratiche artistiche prendono forma attraverso relazioni, contesti e processi collettivi di produzione culturale.

In WHEN THERE IS NO MORE MUSIC TO WRITE, la vicenda personale e artistica di Curran diventa il punto di partenza per interrogare una più ampia stagione di sperimentazione culturale e politica. La trilogia filmica When There Is No More Music to Write and Other Roman Stories (2022), realizzata da Baudelaire a partire da materiali girati in Super 8, filmati d’epoca, materiali d’archivio, registrazioni sonore e una serie di interviste allo stesso Curran, rappresenta il cuore pulsante della mostra.

Il titolo del progetto riprende una frase che il compositore italiano Franco Evangelisti rivolse a Curran, appena arrivato a Roma: «Non sai che non c’è più musica da scrivere?». A partire da quella frase, Curran mette in discussione ciò che aveva imparato e sviluppa nuove modalità di fare musica. L’improvvisazione, il lavoro collettivo, l’utilizzo di oggetti e suoni quotidiani, l’amplificazione elettronica e il rapporto con lo spazio e il pubblico diventano così, progressivamente, elementi centrali della sua pratica.

Racconta Éric Baudelaire: «Per me When There’s No More Music to Write è diventato un mantra, tanto artistico quanto politico, di fronte a ciò che può apparire come un vicolo cieco. Quando tutto ciò che conosciamo è diventato obsoleto, Alvin ci propone di inventare un nuovo linguaggio, un nuovo paradigma di pensiero».

Per l’occasione, Fondazione ICA Milano rinnova un’importante collaborazione istituzionale con Fondazione Prada, che presenta al Cinema Godard tre film di Baudelaire, in programma da venerdì 23 a domenica 25 ottobre 2026. L’ultimo appuntamento prevede una conversazione in inglese tra l’artista e Alberto Salvadori, direttore di Fondazione ICA Milano, introdotta da Chiara Costa, Head of Programs di Fondazione Prada.

 

IL PERCORSO ESPOSITIVO

La trilogia cinematografica When There Is No More Music to Write, and Other Roman Stories non segue un andamento biografico né ricostruisce la storia di Alvin Curran secondo una successione cronologica. Baudelaire e Claire Atherton, collaboratrice di lunga data dell’artista, costruiscono piuttosto un percorso composto da incontri, episodi marginali e frammenti di memoria liberamente assemblati a partire da materiali d’archivio, immagini trovate e vari elementi musicali di Alvin Curran e Muscia Elettronica Viva (MEV), il collettivo fondato con Frederic Rzewski e Richard Teitelbaum. La trilogia intreccia il percorso personale e artistica del compositore con la storia culturale e politica di Roma tra gli anni Sessanta e Settanta.

Il trasferimento di Curran a Roma nel 1965 coincide con una stagione di profonde trasformazioni sociali e culturali, nella quale nuove forme di sperimentazione musicale entrano in relazione con le pratiche artistiche contemporanee e con le radicali mobilitazioni politiche che attraversano il Paese. È all’interno di questo contesto, segnato anche dagli anni della violenza politica e dal rapimento e dall’uccisione di Aldo Moronel 1978, che Baudelaire ricostruisce la formazione di Curran e l’ambiente in cui si sviluppa la sua ricerca musicale.

Oltre ai racconti in prima persona del compositore, la trilogia procede così attraverso episodi laterali, materiali frammentari e coincidenze apparentemente casuali, utilizzati da Baudelaire per approcciare la storia da prospettive non convenzionali.

Il primo film della trilogia, Four Flat Tires (2022), conduce lo spettatore alla mattina in cui le Brigate Rosse rapirono Aldo Moro attraverso la storia di Antonio Spiriticchio, fioraio romano che era solito vendere i propri fiori all’incrocio in cui Moro venne rapito. A partire da questo episodio secondario, Baudelaire costruisce una narrazione nella quale un evento storico di portata nazionale viene osservato attraverso una vicenda individuale, fatta di casualità, assenze e possibilità.

In The Lost Score (2022), l’artista si concentra invece sul rapporto tra Alvin Curran e il cinema. Michelangelo Antonioni aveva commissionato a Curran e al MEV la colonna sonora di Zabriskie Point (1970), ma nella versione finale americana lo studio impose la musica dei Pink Floyd per quasi tutta la durata del film. Un frammento di sette minuti proveniente dalla colonna sonora originale di Curran, a lungo ritenuta persa, fu riscoperto durante le ricerche per la trilogia. Nell’opera di Baudelaire il brano è giustapposto al footage del film di Antonioni, dando vita a una nuova relazione tra immagini e musica e riportando alla luce un episodio della storia della sperimentazione musicale e cinematografica italiana.

Il film include frammenti tratti da Zabriskie Point (1970) di Michelangelo Antonioni, insieme alla colonna sonora originale mai utilizzata che Curran compose con Musica Elettronica Viva, gruppo fondato nel 1966 con Frederic Rzewski e Richard Teitelbaum. Il materiale cinematografico e quello sonoro vengono riuniti a distanza di decenni, dando vita a una nuova relazione tra immagini e musica e riportando alla luce un episodio della storia della sperimentazione musicale e cinematografica italiana.

La trilogia si inserisce nella più ampia pratica di Baudelaire, sviluppata nell’arco di quasi vent’anni tra arte e documentario, caratterizzata da un costante interesse per la costruzione e la messa in scena delle immagini, per l’intersezione tra finzione e realtà e per il rapporto tra autore e soggetto.

Nel lavoro dell’artista, il soggetto dell’opera non è infatti semplicemente oggetto di osservazione, ma partecipa alla sua stessa costruzione. Questo metodo collaborativo nasce da un processo basato sull’intuizione e sulla ricerca, nel quale le forme dell’opera possono emergere progressivamente dall’incontro con le persone, i luoghi e i materiali coinvolti.

Attorno alla trilogia cinematografica, WHEN THERE IS NO MORE MUSIC TO WRITE presenta una selezione di materiali d’archivio raccolti e organizzati dallo storico della musica Maxime Guitton, una serie di opere grafiche di Éric Baudelaire e un concerto di improvvisazione musicale di Alvin Curran con Angelo Farro. Il concerto avrà luogo in occasione dell’opening della mostra il 26 ottobre.

Fotografie, partiture, programmi, oggetti e tracce del processo creativo di Curran vengono presentati come elementi di un archivio vivente, non soltanto testimonianze di una stagione passata, ma materiali capaci di riattivare un immaginario e di restituire la complessità di una stagione culturale.

 

FONDAZIONE PRADA E IL CINEMA GODARD

In occasione della mostra, Fondazione ICA Milano rinnova inoltre la collaborazione con Fondazione Prada, che presenta nel palinsesto cinematografico autunnale del Cinema Godard una selezione di tre film di Éric Baudelaire, offrendo così una panoramica sulla varietà formale e metodologica della sua pratica cinematografica.

Il primo appuntamento è previsto per venerdì 23 ottobre 2026, ore 16.00, con Letters to Max (2014, 103’), nato dalla lunga corrispondenza tra Baudelaire e l’ex ministro degli Esteri dello stato non riconosciuto dell’Abkhazia Maxim Gvinjia. Il giorno successivo, sabato 24 ottobre 2026, alle ore 15.45, viene proiettato Un Film Dramatique (2019, 110'), risultato di una collaborazione durata quattro anni con studenti e studentesse di una scuola media a nord di Parigi. Conclude la rassegna, domenica 25 ottobre 2026 alle ore 18.00, A Flower in the Mouth (2021, 67’), adattamento di una breve pièce di Luigi Pirandello.

L’appuntamento è seguito da una conversazione in inglese tra Éric Baudelaire e Alberto Salvadori, direttore di Fondazione ICA Milano, introdotta da Chiara Costa, Head of Programs di Fondazione Prada.

 

Fondazione ICA Milano ringrazia Intesa Sanpaolo, sponsor ufficiale della Fondazione, Valsoia ed Enel per il supporto alla programmazione e alle attività di ICA Milano.

 

La mostra Eric Baudelaire. WHEN THERE IS NO MORE MUSIC TO WRITE è realizzata grazie al supporto di Eni in qualità di Main Partner e di Trampoline, Association in support of the French art scene, Paris.

 

Si ringrazia Fondazione Prada per la collaborazione.

 

ÉRIC BAUDELAIRE

Éric Baudelaire è un artista e regista che vive a Parigi, in Francia. Dopo aver iniziato la carriera come ricercatore in scienze politiche, si è dedicato alle arti visive e al cinema, sviluppando una pratica ibrida che fonde documentario, finzione, ricerca e formati espositivi.

Il suo lavoro indaga una realtà plasmata dai sistemi di rappresentazione che strutturano le società contemporanee: costrutti politici, giudiziari, economici e informativi.

I suoi lungometraggi vengono proiettati nei festival e presentati in mostre, dove sono inseriti all’interno di installazioni più ampie che includono altre opere, documenti d’archivio e ricchi programmi di accompagnamento. Attualmente partecipa alla 61ª Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia (2026). Negli ultimi anni, le sue opere sono state esposte al Centre Pompidou, al MMK di Francoforte, alla Kunsthalle di San Gallo, al Museo Reina Sofia, alla Bergen Kunsthall, al Kunstinstituut Melly (ex Witte de With), al Bétonsalon, al Fridericianum, al Beirut Art Center, al Gasworks, nonché alla Biennale del Whitney, alla Biennale di Sharjah, alla Triennale di Yokohama, al Mediacity di Seul e alla Biennale di Taipei. È stato insignito del Premio Marcel Duchamp 2019 e ha recentemente pubblicato una monografia intitolata Make, Do, With con Paraguay Press.

Éric Baudelaire. When There Is No More Music to Write

Installation View, Éric Baudelaire. When There Is No More Music To Write, curated by Alberto Salvadori and Chiara Nuzzi. Courtesy Fondazione ICA Milano and the artist. Ph. credits: Dario Lasagni

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